Spagna, nuove misure digitali contro il coronavirus: il governo potrà monitorare i telefoni cellulari dei cittadini

 

News dalla Spagna, rilevanti anche per il progetto di contact tracing in corso di elaborazione in Italia. Gli operatori delle telecomunicazioni dovranno fornire all’esecutivo i dati di mobilità dei propri utenti per conoscere l’evoluzione del virus e per poter adottare misure efficaci di fronte alla pandemia

 

Il Governo spagnolo analizzerà i dati relativi alla localizzazione e provenienti dai telefoni cellulari dei cittadini durante il periodo dello stato di emergenza, così come quelli relativi ai giorni precedenti, al fine di conoscere il comportamento e l’evoluzione dell’infezione da coronavirus.

La misura è stata pubblicata lo scorso sabato sulla Gazzetta Ufficiale Spagnola come Ordine Ministeriale. Tale Ordine autorizza la Segretaria di Stato per la Digitalizzazione e l’Intelligenza Artificiale a preparare un report basato sull’incrocio dei dati di geolocalizzazione delle persone forniti dagli operatori di telefonia mobile, in modo aggregato e anonimo, al fine di progettare un modello efficace per combattere il virus. A questo proposito, gli operatori coinvolti hanno specificato che il trasferimento di questi dati non viola la legislazione vigente in materia di protezione dei dati.

La misura arriva dopo che il Commissario per il mercato interno, Thierry Breton, la settimana scorsa ha esortato i sette principali operatori europei di telecomunicazione, tra cui Telefónica, a fornire alla Commissione i dati di geolocalizzazione dei loro utenti per “essere in grado di anticipare l’evoluzione della diffusione della pandemia e, in particolare, il suo probabile picco in ogni paese. Si tratta di un’informazione cruciale al fine di pianificare la fornitura di apparecchiature mediche, come ventilatori e maschere”, secondo quanto detto dallo stesso Breton.

In Austria, Italia o Regno Unito erano già in corso studi statistici basati sui dati mobili, non senza qualche controversia. In Italia, ad esempio, si è riscontrato che il 40% dei cittadini lombardi ha continuato a spostarsi regolarmente nonostante il decreto di confinamento, informazioni ottenute attraverso la geolocalizzazione dei loro cellulari.

La misura attuale non è stata esente da discussioni provenienti principalmente da alcuni settori che ritengono che un eccessivo controllo statale in questo senso potrebbe minacciare la privacy e l’intimità delle persone e violare le norme europee sulla protezione dei dati personali.

Sia Bruxelles che il nostro governo assicurano, tuttavia, che i dati saranno utilizzati in modo aggregato e anonimo, senza identificazione – cioè non possono essere utilizzati per “rintracciare” i singoli cittadini – e che saranno cancellati una volta superata la crisi sanitaria. Inoltre, e per una maggiore “tranquillità” a tale riguardo, la misura ha l’approvazione del supervisore europeo della protezione dei dati personali, che conferma che l’operazione è rigorosamente conforme alle disposizioni sia del Regolamento europeo (RGPD) che della direttiva ePrivacy. A questo proposito, ricordiamo – tra l’altro – che entrambe le normative consentono alcune eccezioni nella raccolta di informazioni basate su situazioni di emergenza sanitaria.

Questa nuova misura è ben lontana dalle iniziative prese in diversi paesi asiatici colpiti dalla pandemia come Cina, Corea del Sud o Singapore, che tracciano la geolocalizzazione individuale dei loro cittadini per verificare se rispettano le regole del confinamento, al fine di avere una mappa accurata dei loro movimenti specifici e determinare il livello di rischio che possono rappresentare per il resto della popolazione. Le informazioni su dove vivono o lavorano i pazienti vengono condivise rapidamente online e i contatti vicini a tali pazienti vengono messi in quarantena per limitare la diffusione. A differenza di quanto avviene in Europa, in questi paesi la privacy degli individui è completamente relegata al controllo dei governi.

In ogni caso, non possiamo negare il valore incalcolabile dei progressi tecnologici associati ai telefoni cellulari come strumento aggiuntivo per combattere la pandemia, per cui la combinazione di “big data” e intelligenza artificiale deve essere messa al servizio della salute pubblica per stabilire modelli che, speriamo, consentiranno di prevenire future epidemie e di controllare definitivamente la malattia.

 

Patricia Castiñeiras

Responsabile ICTLC Spain Desk – MAIO LEGAL, S.L.P.